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Ho pagato i contributi in tre diverse casse previdenziali. E ora?

Il nostro ascoltatore L., poco più di quarant’anni, lavora in sostanza da quando è maggiorenne, ha fatto esperienze diverse tra loro, così come sono diverse le casse previdenziali laparolaalrisparmionelle quali ha versato i suoi contributi.

Ha iniziato con l’Inpdap (quando era nell’esercito), proseguito con l’Inps come lavoratore dipendente, ma poi è stato anche libero professionista con la gestione separata, e poi di nuovo dipendente, pubblico.

Una situazione in cui potranno riconoscersi, ne siamo certi, molti altri lettori.

L. ci scrive perché vorrebbe unificare i suoi contributi pensionistici in una sola cassa, ma non sa se può convenire farlo subito, attendere l’età della pensione, o se è meglio rinunciare perché gli oneri sarebbero troppo elevati rispetto ai vantaggi.

Ci affidiamo (per L. e per chi si immedesima in lui) ai consigli di Fabio Venanzi, esperto in questioni previdenziali per Il Sole 24 ORE:

Considerata la presenza della contribuzione presso la Gestione separata dell’Inps (che per sua natura non può essere ricongiunta presso alcuna gestione), al momento, l’opzione più conveniente sia in termini economici sia di accesso alla prestazione pensionistica (considerata anche la giovane età) è quella di ricorrere al nuovo cumulo contributivo attivato dal 1° gennaio 2017. Tale facoltà dovrà essere esercitata al momento del pensionamento. Infatti, con le nuove regole, è possibile “cumulare” tutti i contributi per l’accesso alla pensione di vecchiaia (66 anni 7 mesi fino a tutto il 2018) oppure per l’accesso alla pensione anticipata con 42 anni 10 mesi, a prescindere dall’età anagrafica. Ogni gestione liquiderà il pro quota di pensione sulla base delle retribuzioni/contribuzioni accreditate in ciascuna cassa con le proprie regole di calcolo.

Per saperne di più sul nuovo cumulo contributivo attivato dal 1° gennaio 2017, trovate a questo link un articolo del Sole 24 ORE sul tema.

 

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